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Una scossa di terremoto

 

 

 

terreDurante una scossa di terremoto possiamo ritrovarci a vivere un’esperienza inedita che, se pur involontariamente da noi, ci porta ad attraversare tre diverse fasi psicologiche e comportamentali, che si susseguono.

Durante la prima fase si tende ad avere un atteggiamento “normale”, ovvero quasi come se nulla fosse successo. Questa fase, detta “rifiuto” si ha perché il nostro cervello, che utilizza informazioni del passato per gestire le diverse situazioni, impiega più tempo per recuperare le informazioni e per metabolizzare quello che sta succedendo in modo da avere una soluzione che sia il più possibile adatta. Si tende quindi a temporeggiare, ad ascoltare gli altri, a cercare una soluzione senza allarmarsi e, talvolta, questa fase porta via del tempo che può essere prezioso durante una calamità naturale.

Il “rifiuto”, inoltre, può manifestarsi anche attraverso la risata, oppure il silenzio e il ritardo dell’azione.

La seconda fase è detta della “deliberazione”, ovvero ci si rende conto che sta succedendo qualcosa di inconsueto ma non sappiamo come reagire. In questa fase la paura raggiunge il picco più alto assumendo un ruolo importante, perché è anche grazie a lei che decidiamo cosa fare. La paura, inoltre, va anche a influenzare il nostro corpo, le percezioni e la capacità di ragionamento: fisicamente siamo decisi ma la capacità di raziocinio è ridotta.

Durante la terza fase, quella del “momento decisivo”, capiamo cosa fare e agiamo andando a determinare quello che “sarà”. Talvolta il panico prende il sopravvento e si hanno azioni pericolose, sia collettive che individuali.

Il panico si sviluppa solo in alcune situazioni, ad esempio quando si ha una grande senso di impotenza. Alcune persone vivono una sorta di congelamento (freezing), di paralisi, atteggiamento che probabilmente deriva dal processo evolutivo: nel regno animale la preda ha più probabilità di sopravvivenza se resta paralizzata davanti al predatore.