Su SPINETO

 

psi

Grazie a Marco per questa immagine

Stamattina mi sono svegliata -e invece di trovare l’invasore- ho avuto un insight, come si dice in psicanalese. L’insight e’ quell’intuizione, quell’improvviso cambio di prospettiva che permette al paziente di assurgere ad una consapevolezza diversa, talvolta illuminante, di determinate faccende psichiche intorno alle quali si e’ arrovellato per anni.


Beh, il mio insight di stamane e’ a sfondo sociale, e consiste nell’aver intuito un parallelismo evidente tra due coppie di opposti che hanno entrambe perso la capacita’ e l’autonomia per rapportarsi l’uno all’altra: uomini e donne e destra e sinistra.

Partiamo da un assunto fondamentale: gli opposti non si somigliano.
Ora prendiamo questo assunto e buttiamolo nella busta dell’umido (con la speranza che serva a concimare un po’ di senno a venire) e confrontiamoci invece con l’imperativo contemporaneo: gli opposti devono assomigliarsi in tutto e per tutto.


Cosi’ non ci saranno più differenze, contrasti e soprattutto si eviterà quell’insostenibile fatica dell’interazione con l’altro da se’.

Le donne vogliono emanciparsi, vogliono che la loro voce sociale sia sonora ed arrivi fino all’ultima fila della platea, vogliono smettere di sentirsi e di sentirsi chiamate sesso debole. Ebbene? Le donne, per contare come gli uomini, devono essere uguali agli uomini (l’ autore di questo sillogismo non e’ stato ancora identificato ma lo stiamo cercando).


E qui nasce il primo misunderstanding: parità di diritti equivale ad omologazione di genere. Così inizia il calvario delle identità sessuali: donne virago che negano la loro femminilità a qualsiasi costo, terrorizzando uomini semievirati che per quieto vivere s’infilano le palle nel taschino del gilet, ottenendo come unica conseguenza reale la debacle dell’attività sessuale. 


Tutto questo con il leitmotiv di sottofondo “avete voluto la parità?”.


Come se il grande equivoco stesse nella sfumatura semantica, perché e’ vero che tra i sinonimi di parità si trova anche livellamento, ma essendoci pure ‘equiparazione, bilancio, equilibrio, pareggio’, perché focalizzarsi proprio su quella indirizzata all’appiattimento delle differenze?


Eppure sembra che questo trand vada per la maggiore.
Infatti il livellamento sembra essere l’obiettivo politico tanto della destra quanto della sinistra. 


I tratti peculiari, i fondamenti identitari di ciascuno dei due schieramenti cedono il passo alla politica del buon(?)senso moderato, per la quale l’obiettivo a scadenza più  lunga e’ quello di mettere insieme il pranzo con la cena.
Lo stato d’emergenza, gridato a gran voce dalla politica tutta all’unisono, fa da paravento all’Operazione Livellamento.


L’obiettivo finale e’ una politica senza impronte digitali, in cui qualsiasi cosa si tocchi la si sia toccata tutti insieme, in cui non restino tracce ne’ colpevoli, in cui i giocatori di maglie diverse giochino tutti nella stessa squadra  e possibilmente le formazioni siano fatte da un unico coach..

Tutto sommato, direi, che i ragazzi stanno lavorando bene e sono molto vicini allo scopo.


La metafora dello spogliatoio usata da Letta, per il ‘ritiro’ del governo, diviene parabola del livellamento, assieme al “Discorso di Brescia” in cui, saggiamente, il Cavaliere ci dice che lui con i comunisti ci governa insieme.
E la cosa, tutto sommato, sembra non dispiacere a nessuno, nemmeno al neosegretario sindacalista che s’impegna a far si’ che l’alleanza delle mezze stagioni duri.
Cosi’ dopo aver lamentato per anni l’assenza delle mezze stagioni, finalmente ci troviamo davanti all’assenza delle stagioni, sospesi in una mezza stagione perenne in cui con maglietta e giacca di cotone te la cavi sempre.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *