TRAVOLTI DA UN INSOLITO DESTINO IN UN FREDDO GIUGNO ROMANO

 

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L’inverno del nostro scontento stenta a trasformarsi in calorosa estate all’assenza di questo sole romano.
Un’estate postdatata, cronologicamente puntuale, concretamente latitante, sembra il riflesso wertheriano di un’umanità che stagna in un limbo di promesse non mantenute.
Un po’ come le anime non battezzate del primo girone dantesco, anche noi sembriamo non poter assurgere al tepore celeste, congelati nell’attesa di un redentore, di una guida che ci sollevi dall’epoca in cui “sanza speme vivemo in disio”, come spiegava Virgilio.

Che il nostro salvatore potesse essere Grillo, tutti un po’ lo abbiamo sperato.
Chi lo ha votato e chi no; chi lo osanna e chi lo ingiuria; chi vede in Casaleggio lo Spirito Santo e chi riconosce in lui il Mago Thelma col portatile; chi nella Rete crede di prendere la comunione con il Corpo collettivo di Cristo e chi tra web e Sars non fa grandi distinzioni.
Tutti, infatti, dal  più credulone allo scettico per antonomasia, mal sopportano di starsene impotenti “tra color che son sospesi”. E ciascuno avrebbe volentieri  barattato un po’ di certezze politico-ideologiche con l’avvento di una nuova era che ci liberasse dalle sabbie mobili e ci librasse bacchicamente verso quel futuro che  promette e non mantiene.

Il  fatto e’ che Grillo, della cui buona fede insisto a non dubitare, ha finito-sinora almeno- per privilegiare il ruolo messianico a quello politico, anteponendo la purezza ortodossa, il rifiuto preventivo, l’invasamento fideistico alla strategia politica.
Tra il ruolo di Antigone (letteralmente ‘nata contro’, colei che dice sempre di no), ovvero la certezza dura e pura di chi si affida alle leggi divine e nega qualsiasi forma di compromesso, e quella di Creonte, suo zio, il re di Tebe, colui che e’ costretto a fare i conti con le leggi degli uomini, a contemplare la mediazione politica, a chinare il capo davanti alle contraddizioni cui costringe il ruolo di domatore degli animali sociali, Grillo ha scelto i panni virginei della giovane.
L’indomita Antigone finira’ seppellita  causa la sua ostinazione a seppellire il corpo del fratello morto (corpo al quale, per ragioni politiche, Creonte ha bandito degna sepoltura e al quale ha destinato la decomposizione pubblica), un po’ come il Movimento rischia di restare seppellito lui stesso nell’ortodossismo cieco ed unidirezionale del tentativo di seppellire la  politica.

Ma e’ proprio in questa chiave che possono essere comprese le demolizioni pubbliche di tutti i dissentori : il Verbo non può e non deve essere contraddetto.  Chiunque si accinga a farlo diviene un pericolo per la compattezza della comunità e deve essere eliminato.
Questo meccanismo, a raccontarlo, non si discosta poi molto dalle politiche epurative staliniane, che nel nome del fine giustificavano qualunque mezzo, giustificando l’eliminazione di chiunque si frapponesse sul sentiero del comunismo.
Con una differenza sostanziale:  la dittatura e’ direttamente proporzionale alla chiarezza e all’urgenza del progetto, e siccome ad oggi il Movimento un progetto non ce l’ha, tranquilli, il Grillo abbaia ma non morde.
Questo pero’ e’ ben lungi dal rincuorarci, perché ci riporta a riempire le file di coloro che senza speranza vivono nel desiderio.

E qui nel limbo, come vedete, l’estate non arriva.

 

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